Le 8.30 di un lunedì mattina come tanti, primo aprile, giorno dei pesci, ma qui non ne faremo. Caffè e brioche pronti sul bancone. Qualcuno al bar parla ancora della sconfitta del Gozzano, ma son passati due giorni e non ci ritorneremo. Valentina tiene in riga i soliti studenti con l’ora buca fino alle 9 che affollano il Carpe Diem col solito piglio. Io me ne sto nel mio angolo, a destra guardando il bancone, bevendo lentamente.

Nel week-end in paese c’è stata la mostra della camelia, con tanto di street-food nella piazza adiacente il Comune dove si svolgeva la rassegna florovivaistica. E’ arrivata pure Rai3 che ha passato nel TG delle 14 un servizio di poco più di un minuto con tanto di intervista al sindaco. Qualcuno, un’atletica signora in tuta, parla del ritorno di Fabrizio Corona a San Vittore perché faceva troppo di testa sua mentre era in libertà condizionata. Notizia di una settimana fa ma ancora interessante.

Gli argomenti del momento per me questa mattina sono Formula Uno e Ciclismo. Del Catalunya ha già detto Il Provocator Scortese. Io vorrei parlare brevemente della vittoria di Alexander Kristoff, il potente norvegese, nella Gent-Wevelgem. ha corso con la testa, anticipando il gruppo in pianura per farsi poi raggiungere sugli ultimi due terribili muri dove fosse rimasto col gruppo avrebbe rischiato di essere irrimediabilmente staccato. Poi si è rimesso a ruota, è parso disinteressarsi della corsa ed è spuntato a 200 dal palo per stravincere la volata di ciò che restava, una trentina di corridori, del gruppo.

Che mi preme qui sottolineare è l’ennesima violenta sconfitta di Elia Viviani in una corsa che supera i 210/220 chilometri. Il nostro velocista è un ottimo corridore, ha avuto una gran gamba fino a pochi giorni fa,  ha un oro olimpico al collo, ma oltre una certa distanza non va. E sarebbe ora lo capissero lui e i suoi direttori sportivi. Hanno fatto lavorare come muli due corridori di prima fascia, vincitori di monumento, Gilbert e Stybar oltre al resto della squadra, per rientrare sulle varie fughe e portare alla volata un velocista ormai esaurito dalla distanza che non è entrato nei primi dieci. Alla Sanremo avevano l’alternativa Alaphilippe, campione straordinario e nel pieno della maturità agonistica, ieri a Wevelgem non c’è stato piano B.

Valentina fa il caffè agli operai delle Cave di Corconio che stanno lavorando proprio appena  fuori al riassetto urbano di Via Dante. Io devo toccare un altro tasto dolente. Ovvero, sulla Ferrari numero 16 c’è un Campione, C maiuscola voluta, di nemmeno 22 anni, e va come un treno, Il Predestinato. La rossa però ha tradito ancora. Sembrava andasse, sempre prima per tutto il week-end, libere, cronometrate, tutta la gara, poi a 10 giri dalla fine un clamoroso calo di potenza e la lenta discesa di Leclerc fino al terzo posto che senza una safety car forse un po’ troppo generosamente lanciata nella mischia a tre giri dal termine poteva diventare quarto. Il recupero prestazionale rispetto alla tartaruga vista n Australia è stato pagato in affidabilità. Riusciranno dopo anni e anni di umilianti sconfitte a Maranello a trovare la quadra e a mettere in mano un missile a cui non manchi l’ultimo stadio al Predestinato? Vedremo. Il Caffè della Vale è meraviglioso ma non contiene questo tipo di risposte. Intanto Lewis Hamilton torna a vincere senza troppo sbattersi e Bottas vincitore in Australia regala alla Mercedes l’ennesima doppietta di questi ultimi cinque anni.

Resta da dire, prima di salutare la Vale e andare a scrivere qualcosa, che un minimo di impegno ce lo devo mettere nella mia scioperata esistenza, di quanto sembri ormai irreversibile la crisi di Sebastian Vettel, lento, svogliato più di me, demotivato. Ieri si è ritrovato in testa per meriti non suoi, e ha fatto di tutto per non accettare il regalo. Charles Leclerc lo ha raggiunto in un amen e sverniciato, staccandolo poi con facilità estrema. Successivamente, in lotta con Re Lewis, si è per l’ennesima volta girato, non reggendo la tensione nonostante l’esperienza e i quattro titoli mondiali in carniere.  Alla fine deprimente quinto. A domani! Solito posto, solita ora!